Il Miglio!

Il miglio è un antico cereale, prima dell’arrivo del mais aveva un ruolo centrale nell’alimentazione delle generazioni che ci hanno preceduto.
È ricco di amido, acido folico, sali minerali come ferro, magnesio, fosforo e silicio. Contiene vitamine del gruppo B e del gruppo E; inoltre è una fonte di acido silicico, considerato un vero e proprio prodotto di bellezza.
Il suo considerevole contenuto in lecitina e colina lo rende particolarmente adatto alle persone sedentarie, chi svolge lavori intellettuali, ai convalescenti e alle donne in gravidanza.
Ha proprietà diuretiche ma anche energizzanti; favorisce la digestione e aiuta reni e fegato.
Ha un alto contenuto di magnesio e potassio in grado di abbassare la pressione sanguigna, prevenendo infarti, ictus e aterosclerosi. È ricco di Sali minerali e vitamine, infatti è utile contro crampi addominali, gonfiori, ulcere gastriche e acidità di stomaco.
Grazie al suo contenuto di vitamina B3 è indicato per abbassare il colesterolo cattivo; è inoltre capace di prevenire il diabete tipo2 in quanto produce bassi livelli di zucchero nel sangue.

Amaranto!

L’amaranto è una pianta originaria del Centro America, incluso erroneamente fra i cereali è in realtà uno pseudocereale.
È un alimento ricco di proteine, contiene lisina e amminoacidi essenziali; ha un elevato contenuto di fibre, ha un effetto positivo sulla digestione; è indicato per i bambini nel periodo dello svezzamento. Nonostante la sua coltivazione sia molto poco problematica e diffusa in tutto il mondo, ad oggi è un ingrediente poco usato nella nostra cucina.
Grazie all’assenza di glutine e all’elevato contenuto di fibre, è particolarmente digeribile ed è consigliato per le persone con disturbi gastrointestinali.
L’amaranto aiuta a mantenere il colesterolo nella norma e aiuta a ridurlo. Ha un indice glicemico basso.

“Mangiare è una necessità, mangiare intelligentemente è un’arte.” ( Francois de La Rochefoucauld)

 

Il Grano Saraceno!

Nonostante il suo nome, non ha nulla a che fare con il grano, è chiamato grano saraceno perché ha poteri nutrizionali simili al grano e perché pare che sia stato introdotto nelle nostre zone dai turchi.
Il grano saraceno è uno pseudo-cereale; è un alimento ricco di sostanze proteiche, contiene vitamine del gruppo A, B, P e sali minerali come calcio, fosforo, magnesio e rame. É un alimento di origine vegetale e non contiene colesterolo. Il suo indice glicemico è medio (pari a quello del riso integrale).
Il suo consumo è consigliato anche a chi deve tenere sotto controllo il colesterolo o a chi soffre di pressione alta.
Quindi, il consumo di grano saraceno non è consigliato solo a coloro che seguono un’alimentazione senza glutine ma anche a chi desidera un’alimentazione varia ed equilibrata.

“Mangiare nel modo giusto non solo previene la malattia, ma genera anche la salute e un senso di benessere fisico e mentale.” (T. Colin Campbell)

Cereali senza glutine: Il Mais!

Il mais è fonte di acido folico e vitamina B1, è dunque indicato per l’alimentazione in gravidanza e per i bambini; inoltre presentando una buona quota di ferro e altri minerali può essere utile in caso di anemie.                           Il mais è un alleato per lo stomaco e intestino e facilita il rallentamento dell’assorbimento di zuccheri, contribuendo a mantenere bassi i livelli di glicemia nel sangue; grazie alle sue proprietà è in grado di tenere bassi i valori del colesterolo cattivo.                                         Nella nostra alimentazione, il mais ha una funzione prevalentemente di primo piatto, di piatto unico o di accompagnamento (contorno); i macronutrienti contenuti in maggior quantità sono i carboidrati; dal punto di vista salino, contiene discrete quantità di potassio.
I prodotti a base di mais sono introdotti nell’alimentazione del celiaco, in quanto non contengono glutine.
Ricordiamo sempre l’importanza di una dieta variata e raccomandiamo a tutti, celiaci e non di arricchire la propria dieta con tutti gli alimenti possibili, tenendo presente la necessità nutrizionale di ognuno.

Se non siamo disposti a vivere nella spazzatura, perché dovremmo accontentarci del cibo spazzatura.(Sally Edwards)

Cereali senza glutine: Il Riso!

Il riso è l’alimento senza glutine più consumato al mondo. Il riso contiene più amido rispetto la pasta, per questo durante la cottura il riso assorbe notevoli quantità di acqua, fino a triplicare il proprio peso; per questo motivo il riso è un alimento che contiene poche calorie, ma risulta molto saziante.  Il riso è uno dei più importanti fra i cereali senza glutine adatti per i celiaci e per chi soffre di malattie glutine resistenti. Ci sono molte varietà di riso, come il riso integrale e il riso Venere.                               Il riso integrale è quello che più conserva tutte le proprietà nutritive del cereale, poiché non subisce il processo di raffinamento e sbiancatura del tipo brillato. Il riso integrale è un alimento piuttosto energetico, ricco di carboidrati, con una porzione rilevante ma non eccessiva di proteine, e pochi lipidi; ha un indice glicemico più basso di quello raffinato, aspetto che lo rende più adatto all’alimentazione dell’obeso e del diabetico tipo 2. Si presta anche alla nutrizione del vegetariano e del vegano; inoltre, non contiene né glutine, né lattosio. Il riso integrale è ottimo per qualsiasi genere di alimentazione, ma è necessario non eccedere con le porzioni.                                                                                                                         Un’altra varietà di riso come citato sopra è il riso Venere; è un riso italiano costituito a Vercelli nel 1997. In Cina esiste da molto, ma per le difficoltà di coltivazione era riservato sin dall’800 alle tavole dell’imperatore e della sua corte. Ancora oggi in Cina il riso nero è considerato un alimento prezioso ed è consumato da persone anziane, da gestanti, e da malati. Il riso Venere è ricco di proteine e di sali minerali come ferro e selenio; si differenzia dal riso comune non solo per il profumo ed il gusto, ma anche per alcune sue peculiarità organolettiche; ha un contenuto di ferro quattro volte superiore al riso comune ed il doppio di selenio (che svolge un’importante attività antiossidante, utile per il miglioramento delle difese immunitarie, e per ritardare l’invecchiamento). Il riso di Venere ha un alto contenuto di antociani, sostante capaci di catturare i radicali liberi ed evitare l’ossidazione.

Identificato il meccanismo che determina il rischio di celiachia

Uno studio del Consiglio nazionale delle ricerche (Igb-Cnr e Ibp-Cnr) ha analizzato la risposta immunitaria al glutine in relazione al rischio genetico: conta non solo il numero dei geni HLA coinvolti ma anche la quantità di molecole di RNA da essi prodotta. È un passo avanti nella determinazione della predisposizione alle patologie autoimmuni. La ricerca è stata pubblicata su The Journal of Autoimmunity e finanziata da Fondazione Celiachia e dal Miur (Progetto Bandiera InterOmics del Dsb-Cnr)

Ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche hanno scoperto il perché solo alcuni geni della regione cromosomica HLA sono associati alla predisposizione di ammalarsi di celiachia. Lo studio, coordinato dalla dott.ssa  Giovanna del Pozzo dell’Istituto di genetica e biofisica (Igb-Cnr) e dalla dott.ssa Carmen Gianfrani dell’Istituto di biochimica delle proteine (Ibp-Cnr), è stato pubblicato sulla rivista The Journal of Autoimmunity.

“Nel 95% dei soggetti affetti da celiachia sono presenti alcuni specifici geni definiti di rischio o predisponenti la malattia, in quanto associati all’instaurarsi della risposta immunologica al glutine del grano”, spiega Giovanna Del Pozzo dell’Igb-Cnr. “I geni in questione sono DQA1*05 e DQB1*02 del locus HLA, che codificano la molecola HLA-DQ2.5 la quale, a sua volta, lega alcune sequenze peptidiche del glutine che l’organismo dei pazienti celiaci riconosce come estranee, attivando le cellule del sistema immunitario”.

Secondo la ricerca, nel determinare la predisposizione alla malattia è importante non solo il numero di questi geni HLA ma anche la quantità di molecole di RNA da essi prodotta. “I due geni di rischio associati alla celiachia producono una quantità di RNA elevata, maggiore di quella prodotta da geni HLA non associati alla malattia”, prosegue Del Pozzo. “Lo studio dimostra che pazienti sia omozigoti sia eterozigoti, cioè in cui la variante, o allele di rischio, è presente su entrambi i cromosomi 6, o su uno soltanto, producono una quantità paragonabile di molecole HLA in grado di presentare i peptidi del glutine tossici. Ciò spiega perché è tanto importante la quantità di glutine introdotta con la dieta nel determinare la reazione infiammatoria a livello dell’intestino”.

Gianfrani dell’Ibp-Cnr chiarisce che “non solo la determinazione dei geni HLA di rischio ma anche dei livelli di espressione potrà servire nel futuro per stabilire l’entità della predisposizione alla celiachia. Inoltre questi risultati rappresentano un avanzamento nella conoscenza del meccanismo molecolare alla base anche di altre patologie autoimmuni”.

Lo studio è finanziato dalla Fondazione Celiachia e dal Miur ed è risultato vincitore del bando ‘Precision Medicine’ del Progetto InterOmics del Dipartimento di scienze biomediche (Dsb-Cnr), coordinato da Luciano Milanesi.
IN BREVE:

Chi: Dipartimento di scienze biomediche del Cnr, Istituto di genetica e biofisica del Cnr di Napoli e Istituto di biochimica delle proteine del Cnr di Napoli, Miur e Fondazione Celiachia.

I geni HLA-DQ2.5 associati con il rischio di celiachia sono più espressi rispetto ai geni HLA non predisponenti la malattia: implicazioni nella risposta funzionale anti-glutine da parte delle cellule T

Titolo pubblicazione: The Journal of Autoimmunity. HLA-DQ2.5 genes associated with celiac disease risk are preferentially expressed with respect to non-predisposing HLA genes: implication for anti-gluten T cell response.   (trad. I geni HLA-DQ2.5 associati con il rischio di celiachia sono più espressi rispetto ai geni HLA non predisponenti la malattia: implicazioni nella risposta funzionale anti-glutine da parte delle cellule T)

 

 

Si  riporta breve rassegna stampa sul tema:

ANSA

http://www.ansa.it/saluteebenessere/notizie/rubriche/alimentazione/2016/06/09/identificato-meccanismo-che-determina-rischio-di-celiachia_903f9136-f076-41d1-9030-26dcca998a2d.html

IL MESSAGGERO SALUTE

http://salute.ilmessaggero.it/ricerca/celiachia_rischio_ricerca-1786376.html

LE SCIENZE

http://www.lescienze.it/lanci/2016/06/09/news/cnr_identificato_il_meccanismo_che_determina_il_rischio_di_celiachia-3120756/?rss

TGCOM

http://www.tgcom24.mediaset.it/salute/celiachia-scoperta-in-italia-l-origine-dell-intolleranza-al-glutine-nel-mirino-alcuni-geni_3013573-201602a.shtml